mercoledì 19 Maggio 21
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A Christmas Carol, la missione di salvare il Natale

di Alessandro Manfredi – Il libro di Charles Dickens, la meravigliosa favola sul Natale più famosa al mondo, in quello che molti definiscono l’annus horribilis, il 2020, torna più che mai d’attualità.

Già, perché come il geniale autore inglese intuì che nel 1843 ci fosse un gran bisogno di salvare lo Spirito del Natale, a distanza di 177 anni, sembra nuovamente riproporsi l’esigenza di doverlo tenere in vita.

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Il Natale 2020 è ormai alle porte e sarà del tutto anomalo. Sul pianeta dominano la paura e l’incertezza ed è colpa della pandemia da coronavirus, che dallo scorso febbraio ha provocato milioni di morti.

Ed allora i Governi corrono ai ripari. In Italia sarà un Natale blindato, così come stabilito dal Governo nazionale. Nel nuovo Dpcm vengono fuori gli enormi timori di una terza devastante ondata di Covid-19, che ci sarà e la si può solo limitare e contrastare con il distanziamento e l’isolamento, in attesa del vaccino.

La solitudine sarà un poco di tutti, in questo Natale 2020. Certo, i social, la tecnologia e la resilienza saranno sicuramente utili a consolarci, ma l’amarezza sarà la sensazione maggiormente condivisa. Perché per molti, il nuovo Dpcm ha compromesso lo Spirito del Natale.

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E gli effetti sono evidenti. Risse, assembramenti e messaggi di odio, rancore e violenza espressi ieri dal Parlamento italiano non sono proprio in sintonia con lo Spirito del Natale. Le urla dei politici e le loro parole gridate non sono ovviamente suoni e testi adatti al Christmas Carol, al Canto di Natale.

Non possono essere loro a salvare lo Spirito del Natale ferito a morte dal Dpcm firmato ieri dal Premier Giuseppe Conte. Si può essere d’accordo o meno, ma così si diffondono rabbia e paura, che sono gli ingredienti dei pensieri di odio che poi, riflessi sulla realtà, producono un contesto in cui non può esistere lo Spirito del Natale.

Ed allora chi può salvare lo Spirito del Natale? Forse i social?

Andando ad indagare sui sentimenti prevalenti, ritroviamo troppo spesso rabbia e paura, intolleranza e violenza, come se il mondo virtuale si ponesse a specchio di quello reale.

Niente, non sembra esserci speranza. E senza di essa lo Spirito del Natale non può respirare e muore. Come detto, però, essendo umanità siamo fatti in un modo così strano che anche nel buio più totale, un puntino luminoso dobbiamo comunque trovarlo. E’ la nostra natura, è spirito di sopravvivenza.

Lo stesso che da oltre duemila anni alimenta lo Spirito del Natale. Ed è qui che ritorna utile la favola di Dickens.

Come lui, immaginiamo di essere il vecchio Scrooge. Come lui, abbiamo passato una vita a mettere le nostre cose in cassaforte. Gelosamente abbiamo imparato a proteggerle per paura che gli altri ce le portassero via. L’egoismo è la condizione antropologica maggiormente diffusa. Abbiamo paura. Ed ora la nostra paura è decuplicata, per colpa del terribile Covid.

Ci costringe a chiuderci in casa. A malapena incontriamo gli altri. Le famiglie, nel bene e nel male, diventano più piccole. Ed all’interno di esse molti si sentono soli.

Mentre osserviamo tutto questo, alle nostre spalle appare un fantasma. E’ il Natale Passato.

Con un soffio ci solleva tutti e ci conduce al Natale 2019. Le strade sono piene di luci e colori, le persone riempiono le strade, comprano regali e si invitano per ritrovarsi insieme, parenti ed amici, il 25 dicembre. C’è aria di festa, c’è allegria. Ognuno vive intimamente lo Spirito del Natale.

Ma il fantasma non vuole mostrarci solo questo. C’è qualcosa che molti di noi non avevano visto, non per cattiveria, ma semplicemente perché eravamo distratti.

C’è una casa in periferia. Il volume delle tv accese nelle abitazioni intorno ed il vociare delle famiglie riunite, nascondono il pianto di Maria. E’ una ragazza madre di una bimba di pochi giorni. E’ sola, senza lavoro e piange disperata, mentre con residue forze cerca di allattare la sua creatura. E mentre piange, allo scoccar della mezzanotte, udendo le campane della chiesa vicina celebrare la nascita di Gesù, alza gli occhi al cielo. Prega e spera. Non ha molto da chiedere se non carità e misericordia, affinché la sua bimba abbia il diritto di esistere.

Nessuno di noi aveva visto Maria, nessuno di noi poteva immaginare il dolore di chi non può festeggiare. Ecco, lo Spirito del Natale, visto da quassù sembra diverso. Ci viene da ringraziare il fantasma del Natale Passato, ma è già andato via.

Siam tornati nel 2020 ed è Natale. Ci guardiamo da una finestra e notiamo la nostra tristezza. Ci manca stare con gli altri, giocare, mangiare e bere insieme, condividere un momento di gioia e di festa. E mentre la nostalgia ci pervade ricordiamo Maria e la sua bimba.

E voltiamo lo sguardo, cercando lo Spirito del Natale Presente. Non riusciamo a vederlo, perché è troppo buio intorno a noi. Ne rimaniamo delusi, mentre gli occhi fissano l’attenzione su un Presepe montato in un giardino. C’è la culla ed un bimbo al suo interno. La mamma ed il papà tentano di ripararlo dal freddo, dopo essere fuggiti salvando la loro creatura da una strage di bambini uccisi ordinata da un pazzo despota del loro tempo.

Hanno trovato riparo in una stalla posta a lato di una casa. E’ umida, perciò un bue ed un asinello all’interno di quella stalla vengono avvicinati alla culla, affinché con il loro caldo alito diano sollievo al gelo del neonato. Sono attimi di grande sofferenza. Comprendiamo d’un tratto che questa visione non è altro che il fantasma del Natale Presente.

Vuol ricordarci che in fondo celebriamo con gioia un momento drammatico. E che la gioia data dallo Spirito del Natale è una magia, con la quale quel momento drammatico si trasforma in un momento di salvezza per tutti coloro che han creduto e crederanno che quel bimbo di nome Gesù fosse il Figlio di Dio.

Sì, avanti, che forse lo Spirito del Natale può essere salvato. E mentre lo pensiamo eccoci catapultati nel Natale 2021. La gente è di nuovo per strada, il temibile Covid è stato quasi sconfitto, dal vaccino e dalla solidarietà, che ha vinto sull’egoismo.

Accanto a noi il fantasma del Natale Futuro ci sorride. Dice che il Natale 2021 è il più bello degli ultimi decenni. Perché la gente è ricca di Spirito del Natale. Lo ha ritrovato in quel Natale 2020 passato in malinconia.

Ritrovarsi, riabbracciarsi, ancora tutti insieme, con regali, cene e pranzi. Con noi, quest’anno, c’è anche Maria con la sua splendida bimba.

Ce l’abbiamo fatta, lo Spirito del Natale è ancora vivo, perché lo abbiamo salvato. Nel Natale del 2021 non è fondamentale ricevere, ma donare. Semplicemente perché abbiamo capito che stare insieme è decisamente più bello che stare da soli.

Ed era questo lo Spirito del Natale. E’ così da quando il Natale esiste e sarà così finché il Natale esisterà. La rabbia, il rancore, la paura, l’odio e la violenza di questi giorni saranno solo un brutto ricordo. Che non dovremo mai dimenticare, per diventare un’umanità migliore. E non solo a Natale.

Redazione Calabriaclick

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