venerdì 5 Marzo 21
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Calabria da lockdown: ma la colpa non è solo del Covid

Nelle prossime ore sarà ultimato e reso operativo il nuovo Dpcm al vaglio del Governo, chiamato a contrastare la crescita esponenziale della curva dei contagi al Covid-19.

Gli italiani saranno tutti coinvolti dalle ulteriori misure restrittive in arrivo, ma i provvedimenti non saranno univoci ovunque. Infatti, ogni regione si confronterà con dei parametri stabiliti dal comitato tecnico scientifico e da ciò si produrrà per ognuna di esse uno scenario sul quale intervenire territorialmente.

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Saranno tre le fasce nelle quali identificarsi. Lo scenario peggiore prevede un coprifuoco totale ad un orario ancora da determinare (ore 18 o 21 tra le opzioni) ed altre azioni che serviranno a ridurre la circolazione delle persone.

In quale fascia sarà la Calabria? In realtà potremmo dire che dipende dalla prospettiva dalla quale osserviamo la situazione attuale. Perché non conta solo quanto sia il totale dei casi positivi quotidiani. In tal caso ci sarebbero regioni messe peggio. E non basta neppure il famoso Rt a determinare da solo in quale fascia di rischio possano essere inseriti i cittadini calabresi.

Infatti, dati certamente più incisivi, ai quali gli esperti ed il Governo puntano lo sguardo per determinare lo stato di criticità generale, sono la percentuale tra nuovi casi e tamponi testati da un lato e quanto sia pesante la pressione sugli ospedali della regione dall’altro.

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Nel primo dato la Calabria è tra le regioni più a rischio, riferendosi alla tenuta della sanità, invece, non vi sono dubbi su come il rischio sia altissimo, come in nessun’altra parte d’Italia.

La percentuale dei casi positivi rispetto ai tamponi testati quotidianamente viaggia tra l’8 ed il 9%, un dato che sottolinea la notevole crescita dei nuovi casi positivi nell’ultima settimana trascorsa.

I ricoveri sono diventati 183, nove in più rispetto al giorno precedente. Quello che fa maggiormente preoccupare le autorità, tuttavia, è l’aumento dei ricoveri in terapia intensiva. Erano 9 il 30 ottobre, poi 13 il giorno dopo, ma sono diventati 19 ieri. E’ evidente quanto sia pericoloso per gli ospedali calabresi proseguire con questi trend nei prossimi giorni o, peggio ancora, immaginando una costante crescita dei casi ospedalieri.

Ecco, questi due riferimenti, assieme al numero dei contagi ed al solito Rt, pongono la Calabria come la regione verosimilmente più a rischio e dove la zona rossa sembra obbligatoria, con annessi lockdown e coprifuoco.

E fin qui, osservando i numeri, si prende atto delle motivazioni ragionevoli che porteranno molto probabilmente il Governo nazionale e quello regionale ad adottare in Calabria misure più estreme rispetto ad altre realtà del territorio nazionale.

Poi, però, da menti intelligenti e pensanti, ai calabresi sorge una domanda comune: che fine ha fatto il potenziamento della sanità programmato e finanziato nel corso della prima ondata della pandemia nella primavera scorsa? Dove sono i posti di terapia intensiva in più? (Solo ieri la Giunta regionale ha approvato un cofinanziamento per l’aumento dei posti). Dove sono gli hotel Covid ideati con bando pubblicato nell’agosto scorso?

Se tutte queste azioni fossero state realmente concretizzate dalla politica nazionale e regionale, senza addentrarsi nel merito delle responsabilità, che evidentemente appartengono ad entrambi, oggi, la Calabria, non sarebbe la regione più a rischio d’Italia.

Perché sia chiaro, se zona Rossa deve essere la colpa non è tutta del Covid. Qualcun altro, infatti, la sua parte l’ha fatta. Anzi, purtroppo per i calabresi, è l’esatto contrario. Poiché se così stanno le cose significa che quella parte, chi di dovere, ha clamorosamente mancato di farla.

Redazione Calabriaclick

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