domenica 16 Maggio 21
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Calabria, rivoluzione o morte: tra Gratteri, Tansi, De Magistris… e il de Profundis

di Alessandro Manfredi – Dopo la morte del Governatore Jole Santelli, lo scorso 15 ottobre, la Calabria è chiamata a scegliere il suo futuro. Sarebbe chiamata a farlo il prossimo 14 febbraio, ma la data scelta per espletare le elezioni regionali calabresi sembra essere sospesa nel vuoto, come in un limbo, lo stesso identico limbo nel quale sembra essere sprofondata la Calabria.

Se ai calabresi, che a febbraio o in primavera del 2021 comunque dovranno votare per eleggere il nuovo Presidente della Giunta regionale ed il nuovo Consiglio, chiedessimo su chi punteranno per il riscatto di una terra devastata, non saprebbero quasi rispondere.

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Confusione, rabbia, paura, incertezza, crisi sociale, crisi culturale, crisi morale, crisi economica. Con tutto questo i calabresi fanno e faranno i conti.

E per chi avesse ancora dubbi in merito, la democrazia in Calabria non è così scontata e garantita da Costituzione, come accade nel resto d’Italia. Purtroppo, aggiungiamo. La democrazia dei calabresi è assolutamente parziale e a volte ad alcuni viene totalmente negata.

Negli ultimi quindici anni alle urne non ha votato oltre il 50% dei calabresi. Loro, e la costante indifferenza al diritto e dovere del voto, sono il chiaro sintomo di una democrazia amputata e resa parziale. Coloro che votano si sono distinti in liberi e speranzosi cittadini, in amici e parenti di un candidato o in membri dell’elettorato attivo del sistema politico e criminale che in Calabria è stato ampiamente scoperchiato dalle inchieste della Procura della Repubblica.

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Negli ultimi decenni il sistema ha dominato in lungo ed in largo, sconfinando a Roma e perfino a Bruxelles. Tra indifferenza e complicità istituzionale, la Calabria è diventata la regione della miseria, economica e socio-culturale.

Ma nonostante la gravità dei fatti, in ultimi quelli avvenuti nel 2019 e per tutto il 2020, in tutti gli ambiti socio-politici, dove sono emerse corruzione ed incompetenza, la politica nazionale, in modo omogeneo, continua ad ignorare il dramma che i calabresi onesti vivono quotidianamente ed al quale sembrano da tempo essersi rassegnati, per puro spirito di sopravvivenza.

Alla Calabria servono i ribelli ed i rivoluzionari, perché in Calabria è necessaria una rivoluzione politica, sociale, culturale ed economica. Al momento il calabrese più rivoluzionario è senza dubbio alcuno il procuratore Nicola Gratteri.

Sembra un folle Davide che sfida e combatte Golia e non smette mai di lottare. Il paradosso è che il più rivoluzionario in Calabria sembra essere chi svolge semplicemente il proprio lavoro nell’impegno e nella responsabilità di rappresentare lo Stato e tutti i cittadini italiani. Lo fa con uno strumento chiamato legalità. Se la legalità divenisse un virus sarebbe il vaccino più potente contro l’altro virus, quello mortale, diffuso da ‘ndrangheta e massomafia.

Un altro ribelle, con l’indole di rivoluzionario, è Carlo Tansi. Si è nuovamente candidato alla guida della Calabria e lo fa ancora una volta da solo, contro il Put, partito unico della Torta, nel quale l’ex responsabile della protezione civile calabrese inserisce tutti, Pd, M5S, Leu, IV, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Udc e compagnia bella.

A proposito, molti calabresi sono confusi e disinteressati anche perché da tutti questi partiti e movimenti politici non è arrivata fino ad oggi nessuna credibile proposta. Li immaginiamo concitati ed agitati, affannati nel cercare di collocare e collocarsi.

La politica, quella vera, è evidentemente latitante, sia a Roma che in Calabria. E’ e rimane solo un enorme problema la Calabria. Ma anziché darsi da fare per risolverlo, da politici responsabili e da loro dovere lautamente retribuito, continuano ad ignorare il dramma calabrese.

Tuttavia, se a far la rivoluzione ci provano Gratteri e Tansi, stimolati a non apparire fuori moda, qualcuno tra i partiti ed i movimenti vari potrebbe tirar fuori il colpo di scena. E tra coloro con nome ridondante c’è decisamente Luigi De Magistris, attuale sindaco di Napoli, che in questi giorni attraverso i social sfoga il suo malessere ereditato dalla compromessa carriera di magistrato, lasciata proprio dopo una guerra combattuta, dice lui, contro il sistema massomafioso che oggi combatte Gratteri.

De Magistris candidato a Governatore della Calabria avrebbe un suo fascino, ecco perché è il ragionamento in atto tra Pd, M5S e forze di centrosinistra. Una mano la si era pure offerta a Carlo Tansi, ma dopo un momento di teneri sguardi, i contrasti sono ritornati predominanti ed insuperabili.

Ed il centrodestra? Cosa fanno FI, Fdi e Lega? Dopo l’arresto del presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini, coordinatore di Forza Italia in provincia di Catanzaro, qualcosa politicamente si è rotto. I nomi “soliti” dei fratelli Occhiuto, di Sergio Abramo, Wanda Ferro ed una improbabile riconferma del presidente facente funzione Nino Spirlì, tengono gli spazi occupati, ma proprio un anno fa, con la scelta di Jole Santelli e l’obiettivo di eleggerla a prima donna Governatore della Calabria, fu vincente la strategia del colpo di scena.

Per questo, ancora una volta orientati al sentimento popolare ed al marketing social-mediatico, i partiti ed i movimenti politici potrebbero puntare su nomi del tutto sorprendenti, vedi l’exploit di Barbara D’Urso, che ha però già escluso la sua candidatura.

Che sia la risonanza mediatica il principale palcoscenico ricercato lo dimostra anche il coinvolgimento nella partita di un altro personaggio a suo modo ribelle e rivoluzionario, vale a dire Vittorio Sgarbi, che ha già annunciato la partecipazione alle prossime elezioni calabresi con il suo movimento politico.

Insomma, per chi è appassionato di politica, quella vera diciamo, quella fatta di programmi, progetti e ambiziosa prospettiva del futuro, praticata da illustri statisti italiani, ed anche calabresi, nel passato, rimarrà delusione. Non c’è spazio per campagne elettorali che coinvolgano e consentano la partecipazione ai calabresi. La democrazia, in fondo, non è altro che partecipazione.

Ma ai calabresi, vuoi o non vuoi, la partecipazione viene concessa solo per schierarsi ed essere utili alla causa. Partecipando allo show quotidiano. E tutto questo amplifica l’evidente disinteresse che la politica nutre per la Calabria. In verità i progetti ed i programmi sono quasi inesistenti e ciò che viene dato da scegliere potrebbe perfino aumentare l’indifferenza di tanti calabresi onesti, che rassegnati ed abbandonati, hanno finanche rinunciato al democratico diritto di votare.

Ma coinvolgere i calabresi e farli partecipare al voto non è di certo l’obiettivo di chi vive la politica e di politica. L’importante non è, infatti, che i cittadini si rechino alle urne, ma è solo importante che chi ci va a votare scriva il nome ed il cognome dettato, consigliato o imposto sotto il ricatto sociale al quale molti calabresi sono condannati da tempo.

La Calabria sembra essere la più brutta periferia italiana e nessuno ci vuole mettere piede, se non per trarne vantaggio. Ecco perché per molti l’unica speranza è che si concretizzi una rivoluzione, culturale e sociale, per cambiare la realtà di una terra abusata all’inverosimile.

Rivoluzione o morte, verrebbe da dire. Guardando a chi la rivoluzione a modo suo sta provando a farla o si candida per farla.

Serve la rivoluzione, chiunque sia il rivoluzionario. Gratteri, Tansi, Sgarbi, i partiti, i movimenti e persino De Magistris, purché alla Calabria si eviti il “de Profundis”.

Redazione Calabriaclick

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