informazione pubblicitaria
venerdì 26 Febbraio 21
informazione pubblicitaria
venerdì 26 Febbraio 21

Calabria, un destino tutto da scegliere

Se il 2020 è considerato e sarà ricordato ai posteri come un anno terribile per l’intera umanità, messa in ginocchio dalla pandemia da coronavirus, in Calabria può essere considerato e sarà ricordato anche peggio.

Mentre il 2020 si appresta a lasciarci, conteggiando all’indietro i suoi ultimi due mesi di storia, il 2021, anno che sopraggiungerà, è un’incognita assoluta.

informazione pubblicitaria

Lo è per il mondo intero, lo è tanto di più per la Calabria. Tra le ultime d’Europa, affossata da decenni di mediocrità ed approssimazione amministrativa. La classe politica, fatto drammaticamente noto e per il quale nessuno sembra essere capace di far nulla per rimediare, sguazza nei privilegi rivelandosi incompetente e, spesso, facilmente corruttibile.

Il risultato è il disastro. Lo era prima del Covid-19 e lo è attualmente. Anzi, adesso lo è ancora di più. Perché la Calabria piange la scomparsa avvenuta pochi giorni fa del suo presidente. Il Governatore Jole Santelli è deceduta prematuramente all’età di 51 anni, dopo appena dieci mesi vissuti alla guida della Regione.

Una tragedia, che costringe a nuove e rapide elezioni, per determinare la prossima figura politica che avrà il terribile incarico di addossarsi responsabilità enormi, con le quali evitare che la Calabria rimanga nella sua essenza di cadavere agonizzante, che perdura dal 1970, anno in cui nacquero le amministrazioni regionali italiane.

Intanto, con sincero cordoglio, esprimiamo con affetto un pensiero di vicinanza alla famiglia della Presidente, colpita da enorme dolore. Poi, però, siamo obbligati ad orientare lo sguardo su quello che potrebbe essere il futuro della Calabria.

Molto dipenderà dalle prossime elezioni, perché è vero che Jole Santelli aveva vinto appena dieci mesi fa, ma è altrettanto vero che l’affluenza alle urne dei calabresi è stata del 44%, dunque, meno della metà dei cittadini aveva partecipato al voto del 26 gennaio scorso.

Il centrodestra, che intanto ha affidato la presidenza della Giunta regionale al vice della Santelli, Nino Spirlì, esponente della Lega, avrebbe tre assi nella manica, ma vive di equilibri che, per quanto in apparenza possano sembrare determinati, in verità, sono tenuti insieme da fili sottilissimi, pronti a spezzarsi. E a guardare con interesse, i tre papabili candidati, hanno il nome di Wanda Ferro, Mario Occhiuto e Sergio Abramo.

E’ del tutto probabile che poi il nome sarà un altro ancora, ma questi tre, dovendo giocare una partita imminente, sono in pole position.

Pd e M5S non si sono uniti dieci mesi fa e non lo faranno neppure questa volta. A meno che, i milioni di chilometri di distanza tra le due posizioni che hanno occupato fin qui si riducano allo zero. Forse Carlo Tansi, candidato e sconfitto con il suo movimento indipendente, potrebbe mettere tutti d’accordo, soprattutto dopo gli errori evidenti commessi nel corso dell’ultima avventura elettorale.

Questo scenario, tuttavia, è molto simile a quello di un anno fa e per questo appare improbabile che tanti elettori calabresi che fanno parte di quel 56% che non è andato a votare possano farlo questa volta. Potrebbero se comprendessero quanto sia vitale il momento storico, quanti danni a loro ed ai loro figli sono stati perpetrati da una classe dirigente praticamente inesistente.

Lo farebbero se, soprattutto, avessero sul piatto una possibile scelta da fare, magari optando per le migliori competenze, anziché essere costretti a puntare sulle migliori convenienze.

Sono decenni che la Calabria aspetta il suo Messia e se una società decisamente più forte nei principi e valori come quella del secolo scorso non è riuscita a cambiare le cose, difficilmente ci potranno riuscire generazioni abituate a scegliere la convenienza personale sacrificando il bene comune ed addestrate a sfogarsi sui social, dove praticamente l’effetto di una ribellione è paragonabile al pazzo che urla da una cima di una montagna.

Eppure c’è tutto, oggi, per capire che questa volta dovrebbe essere diversa dalle altre. Il coronavirus, la crisi economica calabrese senza precedenti, la disoccupazione, gli abusi sociali quotidiani, la carenza di servizi indispensabili come quello sanitario ed idrico. L’ambiente abusato ed avvelenato dai criminali. La politica e numerosi rappresentanti statali corrotti. I figli della Calabria che pensano solo ad andarsene da una terra povera e senza prospettive.

Insomma, più di questo c’è solo il disastro. Quello a cui la Calabria sta andando incontro senza freni. Ed anche le prossime elezioni ed il prossimo Governatore eletto produrranno verosimilmente scene solite e già viste: incarichi da spartire, posti di lavoro da dividere e tribù di mercenari da compensare.

E’ questa la Calabria, mentre il 2020 si avvicina alla sua fine. Ma al diavolo il pessimismo!

Guardiamo al futuro con ottimismo, a quando il Covid non ci sarà più ed in Calabria ci saranno donne ed uomini che combatteranno le organizzazioni criminali, che aumenteranno il livello della loro morale e si occuperanno di risolvere i problemi enormi di una terra disperata. Cosicché la disoccupazione sparirà, l’economia sarà ricca, i servizi tutti garantiti e i figli della Calabria potranno scegliere di vivere nel grembo della loro mamma senza doverlo lasciare.

Sì, vogliamo essere ottimisti e pensare che tutto sarà così. Rimanendo consapevoli che il Covid sparirà di certo, mentre tutto il resto rischia di restare solamente un sogno mai realizzato.

Come quello dei calabresi passati, incapaci di ideare un presente diverso e di costruire generazioni di calabresi audaci ed in grado di ribellarsi ad uno scempio perpetrato per decine di anni.

Come quello dei calabresi futuri, condannati come oggi a girare le spalle alla loro terra. Perché la Calabria non è della ‘ndrangheta, dello Stato corrotto, dei complici, dei vigliacchi, dei mediocri e degli incompetenti. La Calabria è una terra d’eccellenza e prima o poi passeranno da qua quei calabresi che le restituiranno la dignità calpestata in questa epoca di Medioevo. In attesa del Rinascimento calabrese.

Ma nulla avviene per caso. Ogni realtà è determinata dalle scelte. Il cambiamento è un percorso che si intraprende quando il pensiero collettivo diventa bene comune. Con la solidarietà e la giustizia a definirne i contorni.

In alternativa c’è l’egoismo umano. Quello che conduce alla rassegnazione e che sembra essere diventata un’impostazione predefinita installata nei calabresi dalla nascita. E’ la paura a determinarlo. Ecco perché il riscatto della Calabria può passare solo da una scelta coraggiosa condivisa. Il passato ed il presente sono noti. Il futuro è ancora da scrivere. Ed il destino, per fortuna, è ancora tutto da scegliere.

Redazione Calabriaclick

informazione pubblicitaria
informazione pubblicitaria

Calabria da scoprire