domenica 16 Maggio 21
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Coronavirus, Calabria numeri da zona Gialla: mistero sui dati “non attendibili”

Domani, venerdì 11 dicembre, è attesa con trepidazione, la nuova verifica della Cabina di regia nazionale che monitora il grado di rischio di contagio al Covid-19 sul territorio nazionale.

Dal 13 dicembre, infatti, alcune regioni attualmente in zona Arancione, come la Calabria, potrebbero scalare alla zona Gialla, che consente di accedere a possibilità ad oggi vietate, come spostarsi da un comune all’altro fino alle 22 senza autocertificazione, mentre rimarrebbe immutata la necessità di avere un motivo valido per spostarsi dalle 22 alle 5.

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Bar, ristoranti e pub potrebbero servire all’interno dei locali dalle 5 fino alle 18 e potrebbero essere raggiunte le seconde case, a patto che siano ubicate anch’esse in zona Gialla.

Insomma, quasi un altro mondo, rispetto alle restrizioni previste in zona Arancione. E da domenica 13 dicembre tutto questo sarà realtà certa per la Lombardia ed il Piemonte, i cui Governatori, Attilio Fontana ed Alberto Cirio, hanno già annunciato il nuovo provvedimento anticipato loro dal ministro della Salute, Roberto Speranza.

Attendono anche Campania e Toscana, che negli ultimi giorni hanno registrato notevoli miglioramenti nei parametri presi in analisi dagli esperti.

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Sembra fuori dai giochi la Calabria. Ma osservando il contesto generale ogni calabrese, legittimamente, rimane confuso e non comprende pienamente quelle che possono essere le ragioni delle scelte fatte dal Governo nazionale.

Sul groppone resta quella dichiarazione di “dati non attendibili” che il comitato tecnico ha evidenziato nell’ultima analisi svolta sui numeri ricevuti dalla Regione. Tuttavia, a questo punto, resta un mistero il perché di tale valutazione. E nessuno, di certo, lo ha spiegato ai calabresi, in balia oramai di umori politici e caos totale.

In Calabria, dalla nuova analisi dei parametri che sarà comunicata domani, l’Rt dovrebbe confermarsi sotto la soglia 1. Agli ultimi dati analizzati lo scorso 27 novembre, quando la regione è stata declassata da zona Rossa ad Arancione, era a 0,94.

In quel periodo, secondo la Cabina di regia, i dati sono risultati non attendibili. Troppi tamponi testati ed in attesa di esito, oltre diecimila, hanno verosimilmente invalidato la possibilità di delineare un quadro reale del contagio.

La paralisi del contact tracing (tracciamento dei casi positivi al virus), gli oltre 400 casi di nuovi positivi al giorno, la media di oltre dieci vittime al giorno, le terapie intensive vicine alle cinquanta postazioni occupate (circa il 40% della disponibilità) ed il numero dei ricoveri ospedalieri a sfiorare le cinquecento persone, sono state tutte buone ragioni che per logica e responsabilità hanno spinto gli esperti del Comitato tecnico scientifico a considerare alto il rischio di diffusione del coronavirus in Calabria.

Bene, anzi no. Perché in quel momento la Calabria era zona Rossa e tutto faceva credere che lo sarebbe stata ancora per qualche settimana. Ma colpo di scena, dal 29 novembre la Calabria è stata declassata a zona Arancione, ottenendo il riconoscimento di un rischio meno elevato. E’ stato definito dalla classe politica un premio ai calabresi. Ma con quei numeri e quella definizione di dati non attendibili fa apparire il cambio cromatico un premio molto pericoloso. A fine novembre questa era la situazione.

A distanza di un paio di settimane e con evidenza statistica riscontrabile dall’analisi degli ultimi giorni, la Calabria ha totalmente ribaltato i numeri.

Da un lato il sistema sanitario calabrese attende ancora di essere potenziato ed il contact tracing resta parzialmente debole, tanto che ieri l’Asp di Vibo Valentia ha consigliato ai sindaci del territorio provinciale di chiudere tutte le scuole, proprio perché non si ha la capacità di tracciare la diffusione del Covid-19.

Dall’altro c’è un notevole miglioramento diffuso, segnale di una buona risposta che ancora una volta i calabresi hanno dato alle misure intraprese dal premier Giuseppe Conte e dal suo governo. Infatti, i nuovi casi positivi quotidiani sono scesi di ben oltre il 50% assestandosi negli ultimi tre giorni sulla media di 150 nuovi casi rispetto agli oltre 400 di due settimane fa.

Le terapie intensive occupate sono stabili, a ieri 25, ed i ricoveri ospedalieri sono 399. Il numero delle vittime è però cresciuto molto, perché in appena 14 giorni in Calabria sono morte 107 persone. Purtroppo, come ormai noto, il numero delle vittime è l’ultimo a ridimensionarsi.

Questo contesto, come evidente, potrebbe consentire un allentamento delle restrizioni adottate in Calabria, decretandola zona Gialla, così come avverrà per il Piemonte e la Lombardia e forse per qualche altra regione.

Se dall’analisi di domani emergerà che il gruppo di esperti scelti dal Governo considera ancora non attendibili i dati della Calabria e decreterà la zona Arancione per i prossimi giorni, sarà necessario, ed è questo un diritto sacrosanto dei calabresi, spiegare il perché il rischio di diffusione del virus rimane alto sul territorio.

I parametri sono definiti e si riempiono con numeri. E’ risaputo che la matematica non sia un’opinione. Ma se i numeri raccontano uno scenario e la Cabina di regia interpreterà tali numeri in modo soggettivo dovrà darne conto, attraverso il Governo ed il ministro Speranza, dei reali motivi che inducono a prediligere il perdurare della zona Arancione. Perché non è in discussione il colore e la fascia da assegnare alla Calabria, quella è competenza degli esperti.

In ballo c’è l’onestà intellettuale ed il rispetto da mostrare ai calabresi. Da troppi mesi sembrano essere trattati come un popolo di bambini diseducati ed indisciplinati ai quali non serve neppure spiegare le cose. Ma non è così. I cittadini calabresi vogliono vederci chiaro, perché in palio c’è la loro salute, la loro vita.

Non rimane che attendere ciò che accadrà domani, sperando quantomeno di avere le idee un po’ più chiare, per non avere a che fare con un mistero da svelare.

Redazione Calabriaclick

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