domenica 28 Febbraio 21
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Coronavirus: lockdown sì o no, la parola ai numeri

Da otto mesi i numeri quotidiani della pandemia da coronavirus, sono diventati l’ago della bilancia del destino collettivo mondiale.

Numeri che ogni giorno determinano cosa potremo o non potremo fare, cosa potremo o non potremo essere. E’ stato così nel corso della prima ondata Covid e lo sarà finché la pandemia perdurerà.

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In Italia lo scorso 17 marzo si decise di chiudere il Paese, paralizzandolo quasi completamente. I numeri erano terribile, perché il coronavirus trovò spiazzati praticamente tutti. Decisioni prese, cambiate, ripensate e rimodulate a seconda di quei numeri, giorno dopo giorno.

Ma allora il dato chiave era l’osservazione dei degenti ospedalieri e, soprattutto, quella dei pazienti in terapia intensiva. Tanti malati non sono stati assistiti per come necessitavano e la strage si è materializzata agli occhi di tutti.

Da quella grande paura e dal profondo dolore per migliaia di morti, anche l’Italia ha mosso passi avanti nel contrasto del virus, ma se si va bene ad osservare quali siano questi passi avanti, ci si accorge che possono sembrare praticamente irrilevanti.

La sanità italiana si è irrobustita solo in singole realtà. Ad esempio in Calabria non si è fatto sostanzialmente nulla e la situazione di marzo 2020 è molto simile a quella attuale.

Sono migliorate le terapie farmacologiche e questo ha contribuito a diminuire la mortalità causata dal Covid. Tuttavia, da marzo ad oggi, i contagi sono notevolmente aumentati, tanto che negli ultimi due giorni si sono accumulati due record di contagi, fino agli 8.804 di ieri.

Poi il nulla, poiché non vi sono altre armi per combattere il virus se non le solite, vale a dire mascherina, distanziamento e lockdown. In diverse regioni italiane si assiste all’inizio di nuove chiusure drastiche di interi settori e contesti sociali.

La Campania ha chiuso le scuole fino al 30 ottobre e ha adottato misure pesanti per limitare il notevole aumento di casi positivi. L’Iss monitora la situazione sempre attraverso quei numeri così tanto decisivi nella nostra esistenza quotidiana ed ora lo fa guardando prettamente a quel dato che prima era denominato R0 ed ora viene chiamato Rt.

In Italia è a 1,17, con la soglia di sicurezza posta a 1. Ma il numero, in questo caso, non può essere letto così semplicemente e generare misure consequenziali, tipo un paventato nuovo lockdown che il premier Conte ha considerato possibile a Natale, mentre il ministro della Salute, Sileri, non prende in considerazione come evento probabile.

L’indice Rt, infatti, varia da regione a regione in maniera evidente. Ecco il dato di seguito:

Abruzzo 1,18
Basilicata 1
Calabria 0,94
Campania 1,29
Emilia-Romagna 1,12
Friuli-Venezia Giulia 1,24
Lazio 1,14
Liguria 1,02
Lombardia 1,15
Marche 1,14
Molise 0,83
Bolzano 1,32
Piemonte 1,39
Trento 1,15
Puglia 1,14
Sardegna 1,1
Sicilia 1,23
Toscana 1,28
Umbria 1,4
Valle d’Aosta 1,53
Veneto 1,15

Solo il Molise e la Calabria stanno sotto il valore 1. E’ impensabile di fronte a numeri simili e all’aumento degli ultimi giorni avvenuto per focolai nel Catanzarese, nel Cosentino e nel Reggino, che riguardano spesso nuclei familiari, disporre un lockdown generale.

Ieri sono state decretate due zone rosse in Calabria, a Torre di Ruggiero (Cz) e Sant’Eufemia d’Aspromonte (Rc). Su 39 nuovi casi testati ieri molti appartengono a questi due focolai.

Si comprende come l’intervento con misure drastiche debba essere estremamente ponderato e valutato su elementi che non possono essere considerati in un quadro nazionale. Il coronavirus, e questo è ormai evidente, si combatte sul campo, laddove si manifesta e ciò che è possibile fare è solamente limitarlo, monitorando ogni positivo e focolaio per impedirne la propagazione indiscrimanata.

Ed allora anche il Governo non può far altro che decidere regione per regione, lasciando di fatto totale responsabilità ai Governatori, che come De Luca ieri, se necessario, applicano immediati provvedimenti di contrasto alla diffusione del virus.

Dobbiamo quindi attenderci un nuovo lockdown? Magari anche prima di Natale considerato il trand di crescita che i numeri stanno raccontando nelle ultime ore?

Probabilmente avrebbe poco senso ed accadrà solo se collasseranno nuovamente gli ospedali. Un fattore che al momento rende meno pessimista la visione generale sulla seconda ondata di Covid in atto è decisamente il dato espresso dai numeri in merito all’aumento dei casi positivi ed alla situazione attuale dei pazienti contagiati che necessitano di cure ospedaliere.

Perché da un lato in Italia si segnano record di contagi, ma dall’altro i casi ospedalieri sono minori in proporzione al dato scaturito nel corso della prima ondata. In quella fase, proprio perché impreparati ad affrontare la forza del virus, si tamponavano praticamente solo i casi che giungevano in ospedale ed il tracciamento della diffusione del contagio era molto complicato.

Oggi lo è di meno, conosciamo il Covid e non siamo impreparati. Certo, se la seconda ondata sarà più potente della prima poco si potrà fare, ma i numeri attualmente descrivono una realtà meno preoccupante. Convivere con il virus è l’unica via in attesa di un vaccino. Ma se la situazione sfuggisse di mano il lockdown sarà sempre la soluzione a portata di mano, perché per quanto limitante sia, è l’unico modo per scongiurare il disastro.

Redazione Calabriaclick

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