sabato 17 Aprile 21
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Covid, i numeri preoccupano: ma il lockdown è come l’apocalisse

Il lockdown è una misura necessaria per tutelare la salute delle persone e difendersi dal coronavirus. Il lockdown, però, qualora si ripetesse la necessità di applicarlo, avrà effetti terribili dal punto di vista socio-economico. E’ una forbice e noi tutti siamo finiti in mezzo alle sue lame.

La differenza la faranno i numeri. Sì, certo, ma quali. Perché alcuni numeri mettono ansia e creano allarmismo, altri fanno sembrare il virus innocuo o quasi, al 97% delle persone attualmente contagiate.

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In Calabria ci sono stati 234 casi positivi in più, ieri. E’ il nuovo record assoluto. Il totale degli attualmente positivi al Covid-19 è di 4.204. Ecco, questi sono dati ovviamente allarmanti. Come hanno evidenziato i Governatori regionali al ministro della Salute il contact tracing non è più possibile. Non si possono più testare e tracciare i casi asintomatici.

Perché, a dire anche del premier Conte, i numeri sono troppo alti. In realtà, il contact tracing, così come l’app Immuni, sono strumenti che avrebbero dovuto evitare gli oltre ventimila casi positivi che si stanno registrando quotidianamente. Ma così non è stato.

E così è, perciò, è necessario avere conoscenza e consapevolezza del fatto che il tracciamento del virus in Italia, come in molti altri Stati del mondo, è fuori controllo.

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Questo scenario, presentato per quello che è nei numeri è decisamente preoccupante. Aggiungiamo che in Calabria nell’ultima settimana ci sono stati oltre mille nuovi casi positivi al Covid-19.

Crescono i ricoveri, a ieri 126 (+9 nelle ultime 24 ore) e le vittime, in totale, da bollettino regionale, sono 110. Questa è una lama estremamente tagliente.

Ci sono però fattori che fanno ancora ben sperare, auspicando che le ultime misure prese da Governo e Regioni possano ridimensionare la curva del contagio evitando il lockdown totale ed il disastro socio-economico, che è in agguato dietro l’angolo, l’altra lama estremamente tagliente.

La prima è che le terapie intensive calabresi attualmente diano soccorso a nove pazienti (ieri erano 10, ma uno è purtroppo deceduto). Un numero che è certamente gestibile, ma che non deve subire pressione esponenziale. In quel caso si verificherebbe un contesto drammatico, vissuto da alcune città italiane nella primavera scorsa, durante la prima ondata della pandemia.

L’altra è che solo il 2,99% delle persone attualmente contagiate ha necessità di cure ospedaliere. Significa che poco più del 97% è in isolamento domiciliare. E’ anche vero, però, che l’ago della bilancia, che determina i provvedimenti assunti dalle autorità pubbliche e sanitarie e che dunque muove le lame della forbice, non dipenda da questa percentuale bassissima. In realtà, ciò che fa la differenza è solo la pressione ospedaliera. Più cresce quella, maggiori possibilità di lockdown totale ci saranno.

La forte volontà di tutti è quella di evitarlo, perché se il pianeta sanità spinge sull’allarmismo consapevole dei propri enormi limiti, che neppure dopo la prima fase del coronavirus hanno avuto sostanziale potenziamento, c’è anche chi, per la tutela sociale e la difesa dell’economia, farà qualsiasi cosa per scongiurare una nuova paralisi del Paese.

Perché diciamocelo senza timore di apparire catastrofisti: se ci fosse un lockdown nuovamente, per l’Italia in generale sarebbe un disastro senza precedenti. Per la Calabria, invece, sarebbe l’apocalisse.

La speranza è uscire al più presto dal campo di taglio di questa forbice in cui siamo finiti tutti quanti. Il timore di doversi tagliare, ad una lama oppure all’altra, rimane intatto. Le scelte fatte, e quelle che si faranno, scriveranno il destino comune.

Redazione Calabriaclick

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