martedì 2 Marzo 21
martedì 2 Marzo 21

Covid in Calabria: seconda ondata con più positivi

E’ veramente possibile misurare in numeri gli effetti della pandemia da Coronavirus?

E’ la domanda che ci si pone da quando tutto è cominciato. Dalla chiusura totale con il lockdown del 17 marzo scorso ad oggi, il Covid-19 ha influenzato totalmente l’esistenza dell’umanità. C’è chi ha paura e chi no, chi rispetta le regole con senso di responsabilità e chi se ne scrive delle proprie. Ma, di fatto, tralasciando tutte le opinioni di virologi e pseudo-medici dell’ultima ora, tra previsioni catastrofiche e rassicurazioni troppo frettolose, oggi il Coronavirus mostra a tutti gli effetti della sua seconda ondata.

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Più potente? Meno mortale? I numeri e le statistiche dicono tante cose e probabilmente qualche risposta credibile potrebbe anche arrivare dalla loro analisi alle suddette questioni.

C’è un fatto, però, del quale chi guarda più a fondo e senza condizionamenti quello che sta accadendo non può fare a meno di vedere.

I numeri e le statistiche non contano nulla.

Esatto. I dati che quotidianamente da mesi attendiamo con ansia e che leggiamo ovunque sono assolutamente indipendenti da ogni logica e, cosa ben più importante, sono vecchi.

E’ come quando osserviamo una stella che esplode nell’universo. Noi la vediamo oggi, ma può essere esplosa migliaia di anni fa.

Ad esempio, i nuovi casi di contagio di ieri, che in Calabria sono stati 53, sono il riflesso di quanto è accaduto almeno una settimana fa. Anche quando il Governo centrale o le Regioni assumono provvedimenti, di qualsiasi tipologia, il risultato sarà misurabile solo dopo 7/10 giorni trascorsi.

Perché si sottolinea tale ovvietà? Semplice, per quanto sia ovvio, non sembra chiaro a coloro che se leggono un numero alto e crescente di positivi si impauriscono ed usano precauzioni, come la mascherina. Ma sono gli stessi che, assistendo ad un calo di casi positivi al virus, tornano alla normalità pre-Covid.

La prima verità di cui tenere conto è che la normalità pre-Covid non esisterà a lungo, anche in presenza di un vaccino. Ci vorranno almeno un paio di anni prima di poter tornare alla normalità e non è detto che accada.

Tutto dipenderà dall’autunno e dall’inverno prossimi. Intanto, ritornando all’osservazione dei numeri e delle statistiche, utili come detto solo a verificare gli effetti della pandemia, c’è un altro elemento di cui tenere conto.

Non esiste una costante matematica all’andamento del virus. Non esiste neppure una logica matematica.

E’ semplice comprenderlo, poiché se i casi crescono di mille positivi al giorno non si rivelano elementi utili a dire che i positivi tra sette giorni saranno settemila.

Se osservassimo tutti con responsabilità le regole principali, mascherina e distanziamento, il Covid sparirebbe in una decina di settimane. Ma l’irresponsabilità, oppure la superficialità di alcuni, soprattutto nella fascia dei più giovani, potrebbe scatenare focolai di contagio che potrebbero far variare i numeri da un giorno all’altro con un indice esponenziale incontrollato.

D’altronde lo abbiamo visto e rivisto. Al 17 marzo, in Calabria, la percentuale di positivi, tra tamponi analizzati e casi accertati, era stabilizzata sul 10%.

Nel periodo di lockdown si testavano molti meno tamponi ed i positivi erano di più, poiché all’inizio, naturalmente, la macchina organizzativa per contrastare il virus non era quella di oggi.

Intendiamoci, dal punto di vista sanitario in Italia si è fatto poco ed in Calabria praticamente nulla, tuttavia, e lo dicono i numeri, la forza virale del Covid-19 è meno dannosa.

I morti ci sono ancora oggi, ma la percentuale di mortalità è nettamente in calo. Anche qui, sul tema, tante spiegazioni tecniche ricevute, come il fatto che siano i giovani ad essere maggiormente colpiti ora, rispetto al drammatico marzo-aprile vissuto, periodo in cui i contagiati erano prettamente anziani.

E sono molto diverse soprattutto le percentuali di contagio tra tamponi testati e casi riscontrati. Come detto, se a marzo si viaggiava sul 10%, oggi, i calabresi contagiati sono il 4,3% degli esaminati.

La percentuale è tornata a crescere dopo l’ultimo picco del 12 luglio scorso, quando i contagi erano il 5% dei casi analizzati. All’epoca risultava un positivo ogni 20 tamponi, oggi uno ogni 23.

Può questo essere un dato allarmante? Lo è, perché c’è una grandissima differenza sui numeri dei tamponi testati, che a marzo erano circa 500 al giorno. Oggi, invece, sono diventati quasi il triplo. Questo significa che anche i casi positivi si sono triplicati rispetto ad inizio pandemia, a testimoniare che la seconda ondata resta temibile.

L’ultimo numero che si vuole osservare, e che tanto racconta su quello che è accaduto negli ultimi tre mesi, è il totale dei casi positivi in Calabria. Al 12 luglio erano 1.216, totale di quattro mesi e risultato della terribile onda iniziale. Oggi sono 2.344. Significa che in soli tre mesi si sono aggiunti in Calabria altre 1.128 persone colpite dal Coronavirus. Anche questo è un dato interessante. Da mostrare a chi è convinto che il peggio sia passato durante la scorsa primavera.

In realtà, e lo raccontano i numeri, il Covid in Calabria non si è mai arrestato ed anche se i contagi rimangono assolutamente gestibili è necessario non dimenticare che si sta viaggiando su un filo e che è tremendamente fragile.

Ecco perché, tra allarmismo e negazionismo vince certamente l’intelligenza assoluta. Quella di chi con mascherina e distanziamento è consapevole di correre pochissimi rischi di contrarre il virus. Perché, in un senso o nell’altro, nessuno può con logica matematica dire cosa davvero produrrà il Covid-19. La matematica è utile solo per un dato certo: gli effetti di questa pandemia saranno, come sempre, determinati dall’essere umano. Ad una sua azione si produrrà una reazione. Perché una verità è assoluta ed inconfutabile: noi siamo quello che facciamo e non possiamo essere altro che questo.

Redazione Calabriaclick

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