Covid, rosso Natale? In Calabria serve un colore diverso

L’indice di trasmissione del virus, l’ormai noto Rt, che disegna il quadro della percentuale dei potenziali contagi di ogni singolo caso positivo, in Calabria è tra i più bassi d’Italia.

L’ultimo Dpcm, valido fino al 3 dicembre, ha istituito la suddivisione in fasce cromatiche delle regioni italiane, in base a 21 parametri di riferimento analizzati dal Comitato tecnico scientifico che affianca il Governo.

La Calabria è stata decretata zona Rossa, ma spera, come altre regioni, dal prossimo 27 novembre, di scalare a quella gialla, per applicare misure meno restrittive in vista del Natale. L’economia locale è ai minimi storici, si rischia un dissesto sociale graduale ma inarrestabile, con tanti nuovi disoccupati e tante imprese fallite. Ecco perché è semplice dedurre come il periodo delle festività natalizie, per l’economia locale nel tempo del Covid, rappresenti metaforicamente una necessaria terapia intensiva per continuare a sopravvivere.

Non sarebbe il cambio di colore, tuttavia, a salvare la Calabria, ma privarla anche di questo potrebbe divenire il colpo mortale. Pertanto, la politica nazionale e, soprattutto, quella regionale, dovranno studiare bene i numeri e valutare se ci siano le condizioni di allentare le misure restrittive oppure no.

Partiamo da quanto anticipato sopra, l’indice Rt. Quello nazionale, con i dati al 15 novembre, è passato dall’1,4 all’1,18. La Calabria è a 1,06, praticamente ad un passo dalla soglia 1, considerata come massima per essere in relativa sicurezza.

Con un parametro indicatore così, la Calabria potrebbe passare a zona gialla, già dal prossimo 27 novembre. Eppure, tale possibilità, spulciando gli altri parametri, appare remota, auspicando che i numeri fino al prossimo 3 dicembre possano variare così tanto da concedere un allentamento della cinghia che stringe su sanità, economia e società civile.

Per comprendere quante chances la Calabria possa avere per ambire ad un cambio cromatico nei prossimi giorni, l’attenzione va focalizzata su quei numeri che hanno diretto impatto sulla sanità e la salute pubblica. Il quadro che emerge non è dei migliori, nell’osservare le variazioni dei parametri interessati.

Ad esempio, negli ultimi sei giorni presi in analisi, i ricoveri ospedalieri sono aumentati, con altre 88 persone positive al coronavirus che hanno avuto necessità di cure ospedaliere. Tuttavia, il consistente aumento dei posti letto occupati nei nosocomi calabresi, non ha inciso direttamente sull’aumento dei posti occupati in terapia intensiva.

Infatti, negli ultimi 6 giorni, i numeri raccontano di una crescita moderata di pazienti ricoverati in rianimazione, +4, con 45 attuali rispetto ai 40 di una settimana fa. Visto così, il dato sembrerebbe ridare chances all’allentamento delle misure anti-covid in atto sul territorio regionale, ma è bene collegare ad esso il numero delle vittime registrate. Sono ben 43 in più e si è passati così dal totale di 174 deceduti a 217 da inizio pandemia. Spesso, il calo dei ricoveri in terapia intensiva non è determinato soltanto da un miglioramento del quadro clinico del paziente, ma varia soprattutto a causa dei decessi, che avvengono proprio nei reparti di rianimazione.

Considerando che sono 2.661 le persone poste in isolamento domiciliare negli ultimi sei giorni, è verosimile, come gli ultimi dati hanno dimostrato, che tra essi vi possano essere nuovi contagi al Covid-19. In questa settimana, infatti, si è riscontrata una crescita record di nuovi casi positivi, +2.749, determinata dall’aumento altrettanto record di tamponi testati +16.657. Ma sono ancora 7.311 i tamponi eseguiti ed in attesa di esito.

La percentuale di persone risultate positive al coronavirus rispetto ai tamponi analizzati nell’ultima settimana è del 16,5%, vale a dire che ogni 100 calabresi che hanno eseguito il tracciato epidemiologico, 16,5 sono risultati contagiati al virus.

I dimessi/guariti, infine, sono stati 567 nel periodo di riferimento preso in osservazione.

Come si evince dai numeri riportati nei bollettini del ministero della Salute, la Calabria non gode di tantissime possibilità per approdare ad una fascia cromatica inferiore. Nonostante le richieste espletate dai rappresentanti istituzionali locali, sembra evidente come proprio quest’ultima settimana trascorsa potrebbe essere stata quella del picco di questa seconda ondata Covid.

L’auspicio è che nella settimana entrante la curva possa abbassarsi, sia nel numero dei nuovi positivi che in quello dei nuovi ricoveri ospedalieri. Guardando invece al 3 dicembre, data fondamentale in vista delle festività imminenti, qualche speranza in più si può avere.

Poiché si attendono i risultati delle misure applicate, quelle prese dal governo circa tre settimane fa e le ulteriori restrizioni applicate con decreto dal Governatore ad interim Nino Spirlì, vedi chiusura totale delle attività scolastiche in presenza su tutto il territorio regionale, entrato in vigore da una decina di giorni.

In questa settimana, dunque, ci si aspetta che i numeri migliorino. Parallelamente, governo nazionale e regionale, dovranno adoperarsi, ognuno con le proprie responsabilità, a rinforzare il sistema sanitario calabrese. Più posti letto, più terapie intensive, hotel covid, aumento del personale sanitario, insomma, tutto quello che serve per rendere dignitosa e sicura la tutela della salute dei cittadini calabresi.

Se accadrà tutto questo, la Calabria potrà vivere un Natale quasi normale. Ma l’attenzione dovrà essere massima e la prudenza dei calabresi dovrà divenire l’arma vincente. Perché è vero che le festività natalizie sono ossigeno per una regione che boccheggia, ma è anche vero che proprio quel periodo potrebbe trasformarsi nella miccia che innescherà l’esplosione della terza ondata, che gli scienziati annunciano probabile e più potente delle precedenti.

Ed è oggettivo il rischio che si corre: se la Calabria resterà quella che è, l’eventuale terza ondata potrebbe avere i connotati di uno tsunami che annegherà i calabresi, loro che alla fine rimangono le uniche vittime di un sistema che li ha resi deboli ed indifesi di fronte al nemico mondiale chiamato Sars-Cov2.

Una cosa è certa, il rosso, colore simbolo del Natale, nell’anno 2020, non può più avere il tradizionale fascino. Di questi tempi, in Calabria, l’effetto cromatico della rinascita è diventato purtroppo sinonimo di sventura.

Redazione Calabriaclick

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