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venerdì 26 Febbraio 21
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Covid: scuola, tracciamento, lockdown. Per l’Italia è arrivata la resa dei conti

A distanza di nove mesi il Covid torna a far paura. L’Italia -secondo indiscrezioni- dal prossimo 9 novembre entrerà nuovamente in lockdown. Una parola che abbiamo iniziato a conoscere dal mese di marzo, quando il premier Conte decise di chiudere tutto per evitare il peggio. Eravamo all’inizio. Il Covid era entrato nella mente di tutto noi come un perfetto sconosciuto. Di lui non sapevamo praticamente nulla. Ci siamo rialzati grazie a enormi sacrifici, cantando sui balconi e anche piangendo -perché no- per la difficile situazione.

Adesso – dopo varie settimane e dopo una stagione estiva trascorsa tra bagni al mare, canti, balli, bevute in spiaggia e nei locali – ci ritroviamo punto e a capo. La pandemia è iniziata nuovamente a circolare e tutte le contromisure adottate fin qui dal governo sembrano inutili. I 259 contagi giornalieri (dato del 10 agosto) si sono trasformati nei quasi 27.000 del 29 ottobre. Una crescita costante, forse sottovalutata, che sta facendo sentire tutti i suoi effetti anche a causa di un mancato intervento importante sul piano sanitario.

Il tracciamento
I tre Dpcm in poche settimane – che costringono bar, ristoranti, palestre e piscine di chiudere alle 18 o di non aprire nell’arco della giornata- almeno fino a oggi non sono serviti a niente. E nemmeno il divieto di uscire dalle 23/24 ha rappresentato una buona soluzione. I contagi aumentano come non mai, tanto che l’Italia è vicina ad entrare nel cosiddetto “Scenario 4” dove l’indice Rt supera l’1,5 e nel quale il sistema sanitario inizia a fare i conti con delle criticità nel breve periodo. Il problema principale del nostro Paese è che il sistema di tracciamento non funziona a dovere. Stiamo pagando il non aver investito su questo campo, magari ideando un sistema centralizzato in grado di raccogliere i dati dei test.

La scuola
L’istruzione rappresenta la speranza per la società, per il futuro. Da sempre. Il Covid -tuttavia- in Italia sta innescando un pericoloso effetto domino che potrebbe peggiorare -ancora di più- la situazione sanitaria, quasi al collasso. Però, se riflettessimo 10 secondi, capiremmo un concetto. Pensate: un bambino di 6 anni -fino a questo momento- ha imparato quasi nulla a causa di questo maledetto virus. Parliamoci chiaro: la didattica a distanza -dunque- non sarebbe una soluzione adatta almeno per gli studenti fino a 13 anni. E allora anziché sbarrare tutti gli istituti scolastici (tranne casi dove il rischio contagio è alto) sarebbe opportuno mettere in sicurezza alunni, classi e personale scolastico. La scuola è l’ultimo luogo che dovrebbe chiudere i cancelli anche perché il Covid, oltre alla libertà, sta catturando anche l’educazione, l’insegnamento e la preparazione.

Un nuovo lockdown
E l’Italia sta pensando -nuovamente- a tirare giù la saracinesca in tutte le regioni. Il lockdown ‘soft’ è un replay di quello ammirato nel mese di marzo, aprile e i primissimi giorni di maggio. I negozi di prima necessità rimarranno aperti, così come le aziende, ma poi? Cosa succederà? Che l’economia andrà a picco e le proteste monteranno sempre con più forza in tutto il Paese, con tutte le conseguenze del caso? Può darsi. Il controllo delle regole in bar, ristoranti, palestre e piscine -già a norma dagli scorsi mesi- fatto in modo serio sarebbe una soluzione migliore, in quanto “tranquillizzerebbe” tutti e la situazione non potrà essere che buona rispetto a questi giorni di violenza. Proprio come in Cina, dove chi non rispetta le norme viene punito severamente e dove l’economia è in forte ripresa.

Matteo Brancati – Redazione Calabriaclick

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