domenica 16 Maggio 21
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Grazie papà, grazie mamma: il pacco da giù è il mio Natale

di Matteo Brancati – Non si respira l’aria natalizia di un tempo. Sarà per il Coronavirus. Sarà che ormai abbiamo tutto. Dallo smartphone di ultima generazione alla TV al plasma con le immagini nitidissime.

Per me questi giorni sono tutti uguali. Mi sveglio, doccia, colazione veloce, ufficio, pausa pranzo, ufficio, casa, cena, letto. É una routine. Ti abitui a tutto, anche a cenare alle nove e mezza di sera sul divano con una pizza margherita surgelata e una Coca-Cola zero. Mi aspettavo di vivere il periodo natalizio diversamente. A settembre, quando sono rientrato al Nord, nella bellissima ma fredda Torino, pensavo già a cosa fare dal 24 dicembre al 4 gennaio. Erano i giorni in cui, da ormai 10 anni a questa parte, riuscivo a stare con la mia famiglia senza nessun tipo di grattacapo.

L’estate, infatti, l’ho sempre considerata la stagione delle distrazioni dove, se così posso scrivere, ti comporti in un determinato modo perché, ad esempio, non vedrai il tuo amico Lucio a Natale, in quanto bloccato nel suo studio legale di Berlino. E, dunque, trascuri i tuoi genitori, i tuoi parenti, pentendoti appena fai la valigia di ritorno al Nord.

Ph – IG:@ele_anicito

Non ho nulla contro il Nord, sia chiaro. Non ho mai avuto problemi con nessuno ed i miei colleghi mi vogliono bene. Ma, quest’anno, il “il pacco da giù” è qualcosa di più. Quello scatolo di cartone marrone che rappresenta l’oro di questo mondo, almeno per i meridionali lontano da casa. E il “pacco da giù” è inimitabile perché contiene dentro i cibi che in nessun supermercato troverai. Dalla salsiccia piccante e dolce, al piccantino nei vasetti di vetro, passando per la salsa di pomodoro sapientemente fatta in casa durante il periodo estivo imbottigliata nelle bottiglie dei succhi di frutta. E la passata meridionale la riconosci subito dal colore rosso forte. Per non parlare dei formaggi, della provola, del pane casareccio, della ‘nduja, della pitta ‘nchiusa e del vino rosso da dividere con i colleghi solo se non devi/devono metterti/si alla guida.

Ph – IG:@giglionero85
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E qualche giorno fa ho deciso di chiamare i papà e mamma perché mi mancavano e mi mancano maledettamente.

“Mamma, ma per Natale non mi mandi niente?” – dissi al telefono un po’ preoccupato
“Ma secondo te, non ti ho spedito le cose che ti piacciono? Poi quest’anno non verrai, quindi mi sono superata” – rispose tranquillamente, ma con un tono di voce diverso, dispiaciuto.
“Ah, sai non ci speravo più. Ogni giorno suona un corriere diverso, ma mai alla mia porta”.
“Tranquillo, quest’anno ti ho anche preparato la pasta da mettere solo in forno, I rigatoni con le polpettine e il sugo. Poi c’è anche il formaggio che piace a te, la provola affumicata, le olive e tante altre belle cose”.

Ph – IG:@sirbiuzza

Parole che al telefono risuonavano come una melodia che avrei ascoltato per ore e ore. Ho pensato che il “pacco da giù” non è solo un contenitore dove papà e mamma sistemano le bontà calabresi, ma è un qualcosa di più. É il calore della famiglia. É il cartone che ti riporta a casa. Almeno quest’anno, è il mio Natale.

Redazione Calabriaclick

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