domenica 26 Settembre 21
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    domenica 26 Settembre 21

    Il messaggio nel giorno del Santo: “Catanzaresi uscite dal silenzio e dall’indifferenza”

    Due giorni fa, Catanzaro, capoluogo di regione della Calabria, ha celebrato il proprio Santo Patrono, San Vitaliano. I catanzaresi celebrano il loro Santo ogni anno, ma per la prima volta, anziché venerarlo e pregarlo nel centro storico della città, è stato trasportato in tutti i quartieri, passando per il lungomare ed arrivando a terminare il suo percorso itinerante nel quartiere simbolo del degrado e dell’illegalità, dove Mons. Vincenzo Bertolone, vescovo della diocesi Catanzaro-Squillace, ha celebrato messa.

    E lui stesso, durante i messaggi rivolti ai catanzaresi tutti, ha evidenziato il dramma sociale persistente e dilagante dei quartieri a sud della città. Ha inoltre ampliato il suo orizzonte all’intero territorio, definendosi preoccupato per come la società catanzarese sia sfaldata e falcidiata da notevoli problemi quotidiani, carenza di servizi, sanità precaria e criminalità sempre più pericolosa e capace di controllare interi settori e servizi della vita pubblica.

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    Questa è d’altronde Catanzaro ed i catanzaresi lo sanno ormai da anni, ben prima dell’impietosa analisi di Mons. Bertolone, che tuttavia si appella alle buone coscienze per trasformare il sogno in realtà, l’utopia in qualcosa di concreto. Ed è per questo che ha invitato i catanzaresi ad uscire dal limbo dei loro silenzi, della loro indifferenza e della loro complicità. Perché complici sono coloro che agiscono a fianco del male, ma complici sono pure quelli che omettono la verità, scomparendo nei silenzi.

    Catanzaro sta vivendo uno dei punti più bassi della sua storia ed a nulla servono le sporadiche apparizioni di un sindaco, Sergio Abramo, che governando questa città da 20 anni ha decisamente le proprie responsabilità di questo declino. Il sindaco, all’omelia del vescovo, era presente, ma tutto sembra scivolargli addosso, quasi come immerso nella sua personale concezione di città isola felice.

    Ma la realtà a Catanzaro, come ha sottolineato Mons. Bertolone nel giorno del Santo Patrono, è altra cosa. La politica è diventata di un livello così mediocre da non avere precedenti storici ai quali paragonarla. Il livello culturale di diversi rappresentanti istituzionali è poca cosa rispetto alle competenze necessarie per affrontare e risolvere le drammatiche problematiche dei catanzaresi.

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    Proprio la politica ha disatteso lo sviluppo turistico della città, che doveva puntare sul quartiere sud, proprio quello maggiormente degradato. Il porto è da decenni utopia, così come il depuratore, che provoca profumi spiacevoli a residenti e bagnanti. E poi la mancanza di acqua, di servizi, di pulizia. Infine il traffico, con un passaggio a livello finanziato per la rimozione, ma che ancora sta là. Il problema sicurezza, poi, è decisamente grave, ma pur finendo sui media nazionali, Abramo, la sua squadra e tutti i politici della città sembrano restare indifferenti.

    Ed accade così che la zona turistica del capoluogo di regione sia caotica, priva di servizi essenziali, con il traffico anarchico, il posteggio selvaggio, la movida senza regole e la criminalità ostentata con prepotenza e senza freno, che mette a rischio tanti giovani della città.

    Qualcuno potrebbe credere che la politica locale abbia sacrificato lo sviluppo dei quartieri periferici a sud, per favorire il centro e i quartieri limitrofi, ma se vogliamo, in questi ultimi 20 anni, da quelle parti si è fatto pure di peggio, azzerando l’economia e svuotando le vie.

    Insomma, quanto detto da Mons. Bertolone, non può essere ignorato e dimenticato. I catanzaresi sono famosi proprio per la facilità con la quale dimenticano gli eventi che accadono intorno a loro. C’è da augurarsi però, che presto, molto presto, prima che sia troppo tardi, riescano a ritrovare memoria storica di tutto ciò che sono e, soprattutto, i motivi del perché sono.

    La mediocre arroganza della politica locale, che anche dal punto di vista etico e legale ha dimostrato qualche volta di non eccellere, non può più essere tollerata. Ecco perché, l’invito del vescovo della città, è stato chiaro e diretto. I catanzaresi devono fare i conti con la loro periferia esistenziale ed uscire allo scoperto. Basta complicità e basta indifferenza e silenzio. Serve reagire ed è necessario farlo immediatamente. A Catanzaro, così come sottolineato dallo stesso Mons. Bertolone, la pandemia ha maggiormente evidenziato le varie divisioni. Sia politiche, tra i vari gruppi che tentano le loro personali scalate al potere, inasprite ancor più dalle scarse risorse a disposizione, e sia sociali, con quartieri totalmente isolati ed abbandonati alla loro realtà ed al loro quotidiano dramma.

    “È tempo di abbandonare l’aria pesante della reciproca diffidenza. È il tempo di ricucire” – ha detto Mons. Vincenzo Bertolone. D’altronde, i catanzaresi non hanno più scelta: o reagiranno e cambieranno il loro destino, oppure, per molti di loro, la vita sarà tanto complicata e tanto sofferta. E i giovani? Beh, per loro il destino è scritto e solo la cultura e la conoscenza, il senso civico, la legalità ed una grande e condivisa morale potrà salvarli. Certo, la scelta spetta anche a loro. Perché si sa, chi lotta vince o perde, chi non lotta ha invece già perso.

    Redazione Calabriaclick

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