lunedì 8 Marzo 21
lunedì 8 Marzo 21

Le cose che abbiamo perso con il Covid

Stanotte non ho preso sonno. Capita quando ho troppi pensieri in testa. Non ero arrabbiato, semplicemente il periodo non aiuta. Pensavo a ripensavo a cosa -tutti noi- abbiamo perso con il Covid.

Si, quella parola che ormai ci fa compagnia in tutte le ore della giornata. Al mattino, quando facciamo colazione. Appena varchiamo la porta di casa con la mascherina indossata. A cena, con qualsiasi Tg che in TV parla di contagi, morti, Conte, Dpcm e sistema sanitario quasi al collasso.

E da marzo -mese nel quale è iniziato tutto ciò nel nostro Paese- siamo diventati più impotenti. Col passare dei giorni – senza nemmeno accorgercene -ci siamo trasformati in persone più impaurite, preoccupate, quasi disperate. La crisi economica che ha colpito tutto il mondo negli anni scorsi -poi- ha accentuato questo brutto e assurdo periodo nel quale abbiamo perso tanto. Tutti.

Abbiamo perso la voglia di dare un abbraccio, una carezza, di pranzare o cenare insieme come si faceva fino a poco più di un anno fa. Facciamo la spesa di fretta, con la mascherina che copre i nostri grattacapi, ma non gli occhi. Quelli non mentono mai e -da tempo- sono spenti. E -così- ci rimangono solo i ricordi di quei giorni spensierati, caratterizzati dalla pizza del sabato sera o dal cocktail in un locale.

Abbiamo perso il sole. Anzi, facciamo finta che sia tutto tranquillo, ma dentro di noi fatichiamo a sorridere, ad essere più “leggeri”. Cerchiamo -dunque- di trascorrere le giornate con la speranza che tutto questo -prima o poi- finirà.

Abbiamo visto medici e infermieri con i segni sul viso, perché segnati da questa pandemia.

Abbiamo visto lavoratori disperati, senza un impiego. Licenziati perché i soldi son finiti e le piccole attività son costrette a tagliare o -in molti- casi a chiudere.

Abbiamo visto cuochi abbracciarsi l’uno con l’altro. Per darsi coraggio in questo momento. Il più duro da anni a questa parte.

Abbiamo visto bambini salutarsi da lontano -con addosso la mascherina del loro cartone animato preferito- soffrendo perché non possono andare a scuola.

Abbiamo visto -purtroppo- anche un dilagare della cattiveria, con frasi, pensieri che non hanno a che fare con l’essere umano. E credetemi, vorrei tornare allo scorso anno, quando del Covid non sapevo nemmeno l’esistenza e l’unica preoccupazione era se dovevo festeggiare Halloween.

Matteo Brancati – Redazione Calabriaclick

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