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Muccino replica alle critiche: “E’ il viaggio d’amore che mi ha chiesto Jole”

E’ piaciuto? Non rende merito alla Calabria? Denaro gettato dalla Regione?

Il social made in Calabria si è espresso ampiamente sul cortometraggio commissionato dalla presidente Jole Santelli, scomparsa lo scorso 15 ottobre dopo un malore improvviso, realizzato dal regista Gabriele Muccino ed interpretato da Raoul Bova e Rocio Morales.

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Analizzando l’opinione espressa dai calabresi su Facebook, la maggioranza non ha gradito il corto “Calabria, Terra mia”. Le critiche si sono concentrate soprattutto sul contesto mostrato. Una regione dipinta come negli anni ’50 del secolo scorso – scrivono molti.

Paesaggio ed enogastronomia sono stati gli elementi messi in maggior risalto da Muccino, che ha costruito su una storia d’amore le peculiarità del territorio calabrese e la sua naturale predisposizione ai prodotti locali.

“Ma la coppola ed il mulo non si possono vedere” – scrivono altri critici. Poi, si aggiungono i rappresentanti istituzionali, tra sindaci, consiglieri comunali, regionali, provinciali e chi più ne ha più ne metta.

In questo caso, però, il giudizio sembra scadere nella convenienza di partito. Guardando le opinioni varie espresse sui social si capisce immediatamente che del cortometraggio ne parla bene chi l’ha commissionato, investendo importanti risorse economiche, e chi invece, essendo all’opposizione politica, lo definisce uno spreco di denaro che ha mortificato la Calabria ed i calabresi.

E Muccino? Avrà saputo di quanto i calabresi abbiano commentato con apprezzamenti e, soprattutto, con giudizi severi il suo lavoro?

 Lo ha saputo, certo. Ed ha anche risposto alle critiche, con una dichiarazione rilasciata all’agenzia stampa Adnkronos.

“Io non ho fatto un documentario sulla Calabria, non era un reportage sulla Calabria. La mia committenza era quella di Jole Santelli, che mi chiese di fare un viaggio d’amore all’interno della Calabria, per raccontare lo spirito della Calabria, perché la Calabria ha uno spirito che non si può raccontare in maniera meticolosa e precisa in un cortometraggio, che deve intrattenere ed emozionare.

Se intrattieni ed emozioni riesci anche a creare il desiderio di venire a conoscere ed esplorare questa terra. La finalità ultima per me, secondo il mandato di Jole, era quella di far venire voglia di conoscere la Calabria. Io ho fatto questo lavoro pensando agli occhi internazionali e anche degli italiani che ne devono ricavare un immaginario filmico, cinematografico che deve trasmettere un’emozione”. E a chi critica “l’asinello che passa”, il regista risponde che “l”asinello c’era veramente, e io l’ho filmato. Criticano l’uso della coppola perché anacronistico? Io dico che ad esempio io ce l’ho, la uso. Gli abiti dello spot sono per metà di uno dei più grandi stilisti al mondo. Si parla di cose di cui non si sa, solo perché si vuole attaccare questo cortometraggio”, aggiunge Muccino.

E’ un cortometraggio non potevo far vedere di più. Un corto richiede sei giorni di lavorazione e dura otto minuti. Questi sono i tempi. In otto minuti o faccio l’Alberto Angela, e non è il caso, o racconto un’emozione cinematografica, ed è quello che ho fatto. Credo di averlo fatto bene, facendo conoscere qualcosa di più”. E’ una Calabria “cinematografica, che deve far venire voglia di andarci. Se a un turista viene voglia di andarci, per me quello è il gol. Non importa far vedere se sia autentico o non autentico. Non dovevo raccontare la realtà”. E’ un attacco “che comunque non mi decentra, ho visto di peggio in vita mia. Uno fa delle cose, ad alcuni piacciono, ad altri meno. Fa parte del mondo filmico in cui io navigo”, ha concluso il regista.

Decisamente stizzito, Gabriele Muccino. Ed è comprensibile, perché è convinto di aver realizzato un ottimo lavoro e di aver reso onore alla Calabria.

Redazione Calabriaclick

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